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Il sacchetto del Contadino

Il sacchetto del supermercato

Addio plastica nei supermercati, a partire dal 1° gennaio 2018 i sacchetti per imbustare frutta e verdura sono solo bio e a pagamento, il famoso Sacchetto del supermercato nei reparti ortofrutta.

È ormai entrata in vigore la nuova tassa sulla spesa, che costringerà i consumatori a sborsare dai 2 ai 10 centesimi per ognuno dei sacchetti utilizzati per imballare gli alimenti freschi al supermercato e in molti parlano già di una nuova tassa sulla spesa, perché parte del ricavo verrà poi versato dagli esercenti allo Stato in forma di Iva e imposta sul reddito.

La novità che ha più sorpreso i lettori è che a partire dallo scorso 1° gennaio 2018 non è più possibile portare buste della spesa da casa, o almeno non per imbustare gli alimenti all’interno del supermercato.
Una palese contraddizione, se si pensa che uno degli obiettivi della nuova legge è ridurre il consumo di plastica e tutelare l’ambiente.

il sacchetto del tuo contadino

Come ci comportiamo noi del franchising COBI Farm nei nostri negozi agricobi?

A proposito di sacchetti, biodegradabiliortofrutta e del tuo contadino di fiducia nel tuo quartiere con prodotti d’eccellenza agricola; i nostri sacchetti per prodotti singoli sono di carta e gratuiti, l’unica cosa che sarà in vendita, secondo normativa vigente, sarà la busta finale per il trasporto che è in MATER-BI bianco, con una innovativa vernice ad acqua, all’avanguardia, iper ecologico e compostabile.

Lo erano ieri, lo saranno domani, oltre a buste di carta e delle nuove shopper ri- usabili in cotone.

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Sacchetti di plastica, un pò di chiarezza

La legge che ci costringerà a pagare anche i sacchetti per la frutta e per la verdura nei supermercati recepisce una direttiva europea (la 270 del 2015) ed evita all’Italia una procedura di infrazione.

La direttiva, all’articolo 1, comma 2, riporta:

Le misure adottate dagli Stati membri includono l’una o l’altra delle seguente opzioni o entrambe:
a) adozione di misure atte ad assicurare che il livello di utilizzo annuale non superi 90 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2019 e 40 borse di plastica di materiale leggero pro capite entro il 31 dicembre 2025 o obiettivi equivalenti in peso. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse dagli obiettivi di utilizzo nazionali;
b) assicurare che, entro il 31 dicembre 2018, le borse di plastica in materiale leggero non siano fornite gratuitamente nei punti vendita di merci o prodotti, salvo che siano attuati altri strumenti di pari efficacia. Le borse di plastica in materiale ultraleggero possono essere escluse da tali misure.

Da più parti si sottolinea che l’obbligo non è contenuto nella direttiva, che permetteva di escludere i sacchetti ultraleggeri (quelli usati per frutta e verdura). È vero che la norma è stata recepita dall’Italia in maniera più stringente.

Una possibile causa

Un fattore che potrebbe avere spinto in questa direzione sono i vecchi sacchetti di plastica, che venivano riutilizzati per l’umido e finivano nel compost che poi risultava inutilizzabile in agricoltura a causa dell’alta percentuale di polimeri presente nel terriccio, risultato della fermentazione dell’umido.

Ma quali sono le verità ?

– Non si possono riutilizzare: FALSO
I sacchetti bio distribuiti nei supermercati sono monouso, questo è vero, per motivi igienici.
Ma non è vero che non serviranno più: essendo infatti biodegradabili potranno essere usati come sacchetti per l’umido, facendo risparmiare il costo del loro acquisto.

– Mettere gli scontrini su ogni frutto fa risparmiare il costo: FALSO
Questa soluzione che sta spopolando in rete non serve affatto a far risparmiare il costo.
Anche la precedente bustina di plastica era compresa nel prezzo della
frutta e verdura, solo che non era scritto sullo scontrino come invece prevede ora la norma. Inoltre la busta di fatto viene pagata anche a fine ciclo, visto che deve essere raccolta, lavorata e, se va bene, riciclata.
Il supermercato ha sempre pagato i sacchetti e quindi tale costo era
comunque a nostro carico, anche se non esplicitato.
Potrebbe quindi avere l’effetto positivo di ridurre i rifiuti e potrebbe favorire una filiera di produzione più corta, magari interna all’Italia.

– É una tassa sulla spesa. FALSO, almeno detto così
Il Codacons parla di una “tassa sulla spesa” ma non è però esattamente così.
Semmai è una tassa sui rifiuti e, se serve a ridurne la produzione, in realtà l’effetto è realmente a favore dell’ambiente.

– Non ci sono alternative. NON DEL TUTTO VERO
Alcuni supermercati stanno offrendo gratuitamente le buste di carta, anche queste riciclabili.

– Nessun incentivo. VERO
La legge manca effettivamente della “promozione dell’accettabilità”, sia verso i consumatori, ma anche verso chi la deve
rendere operativa (qui, i distributori) che si sono dovuti adeguare subito, senza incentivi.

Quindi?

Un vero “escamotage“?
Rifornirsi nel proprio quartiere,  dal vostro contadino di fiducia.
Passate a trovarci !


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