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I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA SPINGONO IL TURISMO GASTRONOMICO

I borghi d’Italia fanno da traino al turismo enogastronomico che ha raggiunto la cifra record di 5 miliardi di euro, alimentato dalle specialità tipiche che costituiscono il principale motore della vacanza Made in Italy.

Per il triennio 2018-2020 ne sono stati scelti 227, di cui 19 sono delle new entry, molte delle quali note soprattutto per le specialità enogastronomicheche vi si producono.

I PICCOLI BORGHI, PROMOSSI E TUTELATI

Non deve dunque sorprendere se nei i piccoli comuni sotto i 5mila abitanti si produce il 92% delle specialità enogastronomiche nazionali, dalle quali dipende gran parte della leadership italiana in Europa, con il sistema della qualità alimentare Made in Italy (Dop/Igp) che sviluppa un fatturato annuo al consumo di quasi 14 miliardi, dei quali circa 4 miliardi realizzati sul mercato estero.
Un patrimonio conservato nel tempo, grazie alle imprese agricole che assicurano un impegno quotidiano per assicurare la salvaguardia delle colture agricole storiche, la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico e il mantenimento delle tradizioni alimentari.

Questi piccoli borghi sono una risorsa custodita fuori dai tradizionali circuiti turistici, che potrà ora essere finalmente tutelata e promossa grazie alla nuova legge n.158/17 che contiene misure per il sostegno e la valorizzazione del patrimonio enogastronomico dei piccoli borghi.

QUALCHE PICCOLO BORGO E SPECIALITA’

Se Gavi, in Piemonte, dà il nome al prestigioso vino bianco Gavi Doc e Docg, Gressoney Saint Jean (Valle d’Aosta) è nota per la Toma di Gressoney, un formaggio da alpeggio che si produce soltanto nei mesi estivi.
Lama dei Peligni, incastonata tra le montagne abruzzesi, è nota per le sua Sfogliatelle di Lama, a base di marmellata di fragole e di amarene, noci e mosto cotto; c’è anche Pizzighettone, in Lombardia, con la nota sagra della Tripa di San Basian e a Vernasca, in provincia di Piacenza si trova il borgo incastellato di Vigoleno dove si realizza “Il Vin Santo di Vigoleno” che si contende il titolo della più piccola Doc d’Italia con il vino Loazzolo, realizzato esclusivamente nell’omonimo paesino dell’Astigiano, grazie ad una situazione geografica eccezionale, beneficia di un microclima unico e speciale.
Ci sono anche prodotti gastronomici le cui origini si perdono nella storia e si legano ad antiche tradizioni religiose come la molisana treccia di Santa Croce di Magliano che, in occasione delle feste della Madonna dell’Incoronata e del Patrono San Giacomo, viene messa a tracolla durante i riti e successivamente consumata in allegria come ottimo formaggio.
E, infine, sono tipiche di piccoli comuni, come quello di Storo alcune produzioni che per secoli hanno rappresentato la base dell’alimentazione e garantito la sopravvivenza di generazioni di trentini: la farina gialla realizzata attraverso la macinatura a pietra del mais coltivato nella Valle del Chiese.


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